Animali ‘nocivi’ scaccia carestie scolpiti sulla porta del Battistero di Firenze
Mistero a metà tra sacro e profano nella porta Nord del Battistero di Firenze, opera dello scultore rinascimentale Lorenzo Ghiberti. Una folta schiera di animali ‘nocivi’ è scolpita nel bronzo della porta con dimensioni e fattezze estremamente verosimili che, contrariamente a quanto si è creduto fino ad oggi, non hanno la semplice funzione decorativa, ma un valore magico: quello di proteggere Firenze dai danni all’agricoltura e dalle conseguenti carestie. La scoperta è dello storico dell’arte Mauro Di Vito, studioso e autore di numerosi saggi sul Rinascimento e il Barocco, il quale, insieme con un entomologo e due zoologi e storici della zoologia, ha ripulito e studiato i fregi della porta che riproducono gli animaletti giungendo a interessanti conclusioni.
”Avevo notato da diverso tempo questi animali – spiega all’ADNKRONOS Di Vito, storico dell’arte dell’Università di Pisa – perché avevo fatto delle ricerche precedenti. Mi sono chiesto se la loro funzione fosse solo decorativa o se invece avessero un altro valore. In effetti – spiega lo storico dell’arte – esiste una tradizione medievale che legava l’arte del bronzo alla magia: i bronzisti erano considerati dei maghi”.
”Inoltre – prosegue Di Vito – secondo un’antica leggenda, il poeta Virgilio avrebbe forgiato una mosca di bronzo da apporre su una porta di Napoli per proteggere la città dall’azione negativa di quegli insetti, considerati non solo agenti della peste, ma addirittura esseri malvagi al servizio del diavolo. Del resto Belzebù, che significa in lingua ebraica ‘signore delle mosche’, nel Dizionario infernale viene rappresentato proprio come una mosca”.
Rappresentare quindi qualcosa di negativo significa, secondo le teorie magiche del Medioevo, tenerlo lontano. Un po’ come la Teoria medica della segnatura secondo la quale il simile si cura con il simile. ”Gli animali considerati nocivi per l’agricoltura – spiega Di Vito – dovevano essere tenuti lontani da Firenze che, seppur ricca, temeva le carestie. Ci sono documenti che testimoniano come nella città toscana, in caso di carestia, il prezzo delle fave, che era il cibo più a buon prezzo, saliva vertiginosamente. In caso di carestia, quindi, la ricca Firenze diventava come alcune zone dell’Africa di oggi”.
Per arrivare alle sue conclusioni, Di Vito si è basato sia sulla leggenda di Virgilio, sia sulla tradizione che vedeva dei maghi negli scultori del bronzo. Per verificarla ha studiato tutti gli insetti scolpiti con un entomologo e due zoologi e storici della zoologia, Cecilia Veracini e Alessandro Ceregato, rispettivamente delle Università di Pisa e di Bologna.
”Ho pensato che se tutti gli animali fossero stati ‘negativi’ – spiega Di Vito – avrebbero avuto la stessa funzione magica della mosca di Napoli. Li abbiamo identificati tutti uno per uno, e ci siamo accorti che erano tutti animali ritenuti nocivi nel Rinascimento. Il cervo volante, ad esempio, si chiamava in fiorentino diavolo volante. Nella porta, a conferma della mia tesi, sono riprodotti due tipi di menotteri, della famiglia delle api, ma non c’è l’ape mellifera, quella che fa il miele, perché considerata positiva. C’è invece l’ape carpentiera, quella che mangia il legno. Poi ci sono le locuste, vari rettili e altri animali dannosi”.
”La cosa incredibile – spiega ancora lo storico dell’arte – che secondo alcuni è la vera scoperta, è che con la misurazione degli animaletti in bronzo e con lo studio della loro composizione tecnica, resi possibili grazie alla collaborazione dell’Opera del Duomo di Firenze, abbiamo ipotizzato che queste bestie sono in realtà calchi dal naturale. Cioe’ Ghiberti si faceva portare le bestioline, le calcava nel gesso e attraverso la fusione a cera persa, le riproduceva nel bronzo. Una vera opera di gioielleria”.
Di Vito chiarisce che nella storia dell’arte italiana esiste una tradizione del calco di bronzo dal naturale, ma, spiega, ”questi della porta del Battistero di Firenze sono i più antichi e quindi Ghiberti sarebbe il primo artista ad essersi servito di questa tecnica”.
Perché inserire gli animali in bronzo nella porta del Battistero e non in una di quelle che si trovavano lungo la cerchia muraria difensiva della città? ”Il Battistero – spiega Di Vito – è il monumento simbolo della città, il più antico. Secondo una leggenda è stato costruito su un tempio di Marte preesistente. Inoltre è l’unico monumento che Attila lascia in piedi quando arriva a Firenze. E’ per i fiorentini simbolo della città stessa, quindi mettere sulle sue porte questi animali è come creare una barriera magica sul territorio coltivato della città. Siccome poi tutti i fiorentini venivano battezzati lì – conclude lo studioso – è anche il simbolo religioso per eccellenza, ancor più di Santa Maria del Fiore”. (adnkronos)
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